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Serve la protezione solare anche in inverno?

Di Ultimo aggiornamento

Sì, ma non allo stesso modo di luglio. Gli UVA restano quasi costanti tutto l’anno e passano in parte attraverso nuvole e vetri, mentre gli UVB, quelli che scottano di più, in inverno calano molto alle nostre latitudini. Chi passa la giornata soprattutto al chiuso ed esce poco può ridurre l’attenzione nei giorni più grigi, ma l’applicazione quotidiana resta più utile per chi ha macchie, usa retinolo o acidi esfolianti, o va in montagna.

Da dicembre a febbraio in tante smettono di pensarci, e il dubbio più comune che sento è se la protezione solare serva davvero anche quando il cielo è grigio e il sole sembra debole. La risposta cambia in base a quanto tempo passi fuori, dove vivi e cosa metti sulla pelle il resto dell’anno: non è un sì o un no uguale per tutte.

Gli UVA ci sono anche in inverno?

Sì. Gli UVA restano presenti con un’intensità piuttosto costante durante tutto l’anno, comprese le giornate invernali, e attraversano in parte anche le nuvole. È l’intensità degli UVB, quelli più legati alle scottature, a variare molto di più con la stagione e con l’altezza del sole nel cielo.

Questa differenza è il motivo per cui “in inverno non c’è sole” è vero solo a metà: il sole scotta meno, ma non smette di raggiungere la pelle. Gli UVA sono coinvolti nell’aspetto dell’invecchiamento cutaneo e nel mantenimento delle macchie già comparse, quindi un’esposizione ripetuta anche a bassa intensità si somma nel tempo. È una differenza che vale la pena tenere a mente anche nelle giornate di lavoro più banali, non solo nel weekend fuori porta.

Perché in inverno si dice che l’indice UV è basso?

Perché lo è davvero, in una giornata qualsiasi in pianura e alle nostre latitudini: nei mesi freddi l’indice UV resta spesso su valori bassi, anche vicino a 1, mentre in estate a mezzogiorno può superare 7-8. Un indice basso significa un rischio di scottatura ridotto in tempi brevi, non un rischio pari a zero.

L’indice UV cambia con l’ora, la copertura nuvolosa, la latitudine e soprattutto l’altitudine: un valore basso in città nel primo pomeriggio di un giorno di gennaio non è lo stesso numero di una giornata di sole in quota. Vale la pena guardarlo prima di un weekend fuori casa, non solo d’estate: molte app meteo lo riportano insieme alle previsioni.

Anche in una giornata con indice basso, chi ha una pelle molto chiara o è particolarmente sensibile può scottarsi in tempi comunque brevi: il numero è un riferimento utile, non un permesso automatico a restare esposta senza pensarci.

Serve anche se sto soprattutto in casa o in ufficio?

Meno di quanto serva stando fuori a lungo, ma non zero. I vetri delle finestre bloccano gran parte degli UVB e lasciano passare una parte degli UVA, quindi chi lavora vicino a una finestra soleggiata riceve comunque una piccola esposizione, sommata giorno dopo giorno.

Per una giornata passata quasi tutta al chiuso, con uscite brevi per andare al lavoro o fare la spesa, l’applicazione quotidiana e rigorosa non è la priorità che certo marketing suggerisce: la costanza conta di più nei giorni in cui stai fuori per ore, non nei dieci minuti per portare giù la spazzatura. Chi invece lavora tutto il giorno vicino a una finestra soleggiata, per esempio in auto o in un ufficio molto luminoso, si avvicina di più al caso in cui l’abitudine quotidiana ha senso.

In montagna o con la neve cambia qualcosa?

Sì, e parecchio. L’intensità dei raggi UV aumenta con l’altitudine, indicativamente del 10-12% ogni 1000 metri, e la neve fresca può riflettere una parte importante della radiazione, secondo alcune stime fino all’80-90%. In pratica, in quota arrivano UV sia dall’alto sia riflessi dal basso.

Per una giornata sugli sci o una camminata in quota la protezione andrebbe applicata come in un giorno d’estate al mare: quantità adeguata sul viso, riapplicazione dopo alcune ore, attenzione a naso, orecchie e labbra, zone che si dimenticano più spesso. Anche gli occhiali da sole restano utili in quota quanto in spiaggia, per lo stesso motivo: la luce riflessa dalla neve non risparmia gli occhi più di quanto risparmi la pelle.

Chi ha macchie deve fare più attenzione?

Probabilmente sì. Le discromie già comparse possono scurirsi di nuovo con l’esposizione, anche quando il sole sembra poco intenso, perché la pelle che le ha prodotte una volta tende a reagire più facilmente. Per questo chi sta lavorando sull’aspetto dell’uniformità del colorito trae più beneficio da un’applicazione quotidiana costante rispetto a chi non ha questo obiettivo. Se vuoi capire cosa può aiutare davvero il loro aspetto e cosa è solo marketing, ne parlo in un altro articolo su cosa funziona per le macchie sul viso.

Non è una regola valida solo d’estate: è probabilmente il caso in cui l’applicazione quotidiana ha più senso indipendentemente dalla stagione, insieme a chi usa attivi che aumentano la sensibilità al sole.

Il retinolo e gli acidi cambiano le cose?

Sì. Retinolo e acidi esfolianti possono rendere la pelle più reattiva alla luce, quindi chi li usa la sera fa bene ad applicare una protezione la mattina dopo, tutto l’anno e non solo nei mesi caldi. Saltarla proprio nei giorni dopo aver usato un attivo di questo tipo è una delle situazioni in cui l’abitudine invernale del “tanto non serve” pesa di più.

Vale anche per chi abbina la vitamina C alla routine del mattino: nessuno dei due sostituisce la protezione solare, la accompagnano soltanto. La pelle appena trattata con un attivo è quella con meno margine per gestire un’esposizione non protetta, indipendentemente da cosa dice il calendario.

Che protezione ha senso scegliere nei mesi freddi?

Dipende da quanto tempo passi fuori, non dalla stagione in sé. Per una routine quotidiana con uscite brevi, una protezione con fattore medio-alto integrata nella crema viso o applicata a parte può bastare; per una giornata intera all’aperto, in montagna o con la neve, serve la stessa quantità e la stessa riapplicazione che useresti in spiaggia.

Non serve necessariamente comprare un prodotto etichettato “invernale”: se il prodotto che usi già copre UVA e UVB e la quantità applicata è adeguata, la stagione da sola non lo rende meno efficace. Quello che cambia davvero è quanto e quando lo riapplichi. Per approfondire quantità e scelta, trovi altri articoli sulla protezione solare raccolti in un’unica pagina.

Caratteristica UVA UVB
Presenza durante l’anno Piuttosto costante Molto più intensi in estate
Passaggio attraverso vetri e nuvole In parte sì In gran parte bloccati
Effetto più noto Aspetto di macchie e invecchiamento cutaneo Scottature
Effetto dell’altitudine Aumenta comunque Aumenta comunque

In pratica

  1. In una giornata normale, soprattutto al chiuso, una protezione integrata nella crema con fattore medio può bastare.
  2. In una giornata intera all’aperto, in montagna o con la neve, applica la stessa quantità e la stessa riapplicazione dell’estate.
  3. Se hai macchie, usi retinolo o acidi esfolianti, rendi l’applicazione quotidiana un’abitudine fissa, non legata alla stagione.
  4. Non dimenticare naso, orecchie e labbra quando sei in quota: sono le zone che si scottano più spesso senza accorgersene.
  5. Guarda l’indice UV prima di un weekend fuori casa, non solo prima di andare al mare d’estate.

Domande frequenti

In una giornata nuvolosa d’inverno posso saltarla? Il rischio è più basso, ma le nuvole non bloccano tutta la radiazione: una parte degli UVA arriva comunque. Se esci poco e per poco tempo, il rischio resta contenuto; se stai fuori a lungo, vale la pena applicarla comunque.

Il fondotinta con SPF basta d’inverno? Dipende dalla quantità che applichi davvero, che di solito è inferiore a quella usata nei test del prodotto. Può contribuire, ma non equivale sempre a una protezione dedicata usata nella quantità indicata in etichetta.

Devo comprare un prodotto diverso da quello estivo? Non necessariamente. Se il prodotto che usi protegge da UVA e UVB ed è applicato nella quantità giusta, puoi tenerlo tutto l’anno; cambia semmai la texture, se preferisci qualcosa di più corposo con il freddo. Se ti stai chiedendo se usarla tutti i giorni possa disturbare la pelle, la risposta è qui.

Perché non se ne parla mai quanto della protezione estiva? Probabilmente perché in inverno il rischio di scottatura visibile è più basso, ed è quella l’emergenza che si nota subito. Gli effetti che si accumulano nel tempo sono meno immediati da percepire, ma non per questo meno reali.

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Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un medico, di un dermatologo o di un professionista della nutrizione.
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